Santuario Diocesano
Maria S.S. di Porto Salvo
Di la Turchia si partiu, intra na navi fu portata!
E sbarcò in fidi pia sutta a Melitu la bella Maria!
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I Nostri Santi
La fede cristiana, ha interamente permeato la vita, la storia, l'arte, la civiltà calabrese, ed in particolare quella dell'area grecanica.
Il popolo calabro non ha cercato solo la libertà, la democrazia, il benessere, ma si è saputo spendere brillantemente anche nell’impresa dell’ascesi e della Santità.
Qui di seguito vi presento brevemente il profilo di tre figure importantissime per la storia religiosa di Melito: un tesoro spirituale lungo due millenni...
- San Gaetano Catanoso
- Sant'Elia il Giovane (o da Enna)
- Sant'Orsola da Pentidattilo
Sant'Elia il Giovane (o da Enna)
La sua ‘Vita' fu scritta, subito dopo la sua morte, da un anonimo monaco greco e quindi sufficientemente attendibile.
Elia nacque ad Enna nell' anno 829 con il nome di Giovanni, che cambiò quando divenne monaco; fu un asceta italo-greco dalla vita avventurosa, improntata dalle rigidità proprie del monachesimo greco bizantino.
La sua fu una vita itinerante, ricca di avventure, viaggi a piedi, fondazioni di monasteri, miracoli operati; fu costretto ad abbandonare la sua città, Enna (l'antica Henna), assediata dai Saraceni e da loro conquistata nell'859; cadde comunque nelle loro mani e fu venduto schiavo in Africa.
Liberato in seguito, si mise a predicare il Vangelo a rischio della propria vita; costretto a fuggire, si rifugiò in Palestina, dove ricevette l'abito monastico dal patriarca di Gerusalemme.
Trascorse tre anni in un monastero del Sinai; successivamente si trasferì ad Alessandria, poi in Persia, ad Antiochia ed infine in Africa.
Dopo la caduta in mano agli arabi di Siracusa (878), Elia, che era ritornato in Sicilia, si recò a Palermo per rivedere la vecchia madre; da lì passò a Taormina dove si associò il monaco Daniele, il quale diventò compagno delle sue peregrinazioni, emulandolo nelle sue virtù.
Attraversato lo Stretto si recò in Calabria dove verso l'880 fondò un monastero nel territorio di Pentadattilo, presso le Saline.
A testimonianza della sua permanenza presso le terre di Pentadattilo e del suo continuo spostarsi, il Bios ci narra un episodio decisamente singolare.
Come già detto, il venerabile Elia era molto spesso in cammino e faceva numerosi viaggi esortando, ammonendo e predicando il Vangelo.
“Fu proprio durante un viaggio verso S. Pantaleone (località presso il Comune di S. Lorenzo che ancora oggi conserva tale denominazione) che Elia aveva con se il suo fedele discepolo Daniele, il quale godeva di possedere un Salterio dalle splendide miniature.
Elia, da autentico padre spirituale, volle liberare Daniele da quella servitù e gli ordinò, lungo la strada, di gettare il Salterio dentro lo stagno.
Daniele sebbene con dolore obbedì. I due giunsero in silenzio e in meditazione fino a Pentadattilo, quando ormai era il tramonto. Le cinque guglie della mano mostruosa del conglomerato roccioso si levavano al cielo e la campagna ricca di mandorli e del ronzio delle api era in festa.
Elia vide con gioia che Daniele era libero e sereno. “Torna a riprendere il libro”, gli disse. Infatti era l'ora del vespro.
Daniele raccolse il Salterio dall'acqua salata e si accorse che era miracolosamente intatto”.
(Nicola Ferrante “Santi Italogreci” Ed. Rexodes Magna Grecia 1999 pag 227).
In seguito, minacciato dalle incursioni saracene fu costretto ad abbandonare il monastero fondato presso la fiumara S. Elia (che da lui prese il nome) e si rifugiò prima a Patrasso in Grecia e poi a S. Cristina nell'Aspromonte.
L'infaticabile monaco andò anche pellegrino a Roma - questo pellegrinaggio gli fu ordinato dagli stessi apostoli Pietro e Paolo, i quali apparvero al serafico durante il suo soggiorno presso S. Pantaleone - e al suo ritorno fondò il monastero di Aulinas (900-901) sul monte che prese il suo nome presso Palmi.
la fama della sua meravigliosa attività di predicazione e dei numerosi miracoli, giunse anche in Oriente, per cui l'imperatore Leone VI il Filosofo (866-911) lo invitò a Costantinopoli.
Ancora una volta, l'ormai anziano Elia si mise in viaggio, ma non riuscì a giungere a destinazione; arrivato a Tessalonica, l'antica Salonicco, nella Macedonia, si ammalò e qui morì il 17 agosto del 904.
Il suo corpo fu trasportato dal fedele monaco Daniele ad Aulinas presso Palmi e secondo il suo desiderio, tumulato nella chiesa del monastero, che come già detto prese il suo nome, al quale due secoli dopo si aggiunse quello di s. Filarete, altro monaco italo-greco.
La sua festa liturgica si celebra il 17 agosto.
Bibliografia
Giovanni Musolino
Santi eremiti italogreci. Grotte e chiese rupestri
Ed. Rubettino 2002
Nicola Ferrante
Santi italogreci
Ed. Rexodes Magna Grecia V ed. 1999
Antonio Costantino
Il monachesimo italogreco di S. Elia il giovane a Saline Joniche in provincia di Reggio Calabria
Reggio Calabria 1975
