Santuario Diocesano
Maria S.S. di Porto Salvo
Di la Turchia si partiu, intra na navi fu portata!
E sbarcò in fidi pia sutta a Melitu la bella Maria!
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I Nostri Santi
La fede cristiana, ha interamente permeato la vita, la storia, l'arte, la civiltà calabrese, ed in particolare quella dell'area grecanica.
Il popolo calabro non ha cercato solo la libertà, la democrazia, il benessere, ma si è saputo spendere brillantemente anche nell’impresa dell’ascesi e della Santità.
Qui di seguito vi presento brevemente il profilo di tre figure importantissime per la storia religiosa di Melito: un tesoro spirituale lungo due millenni...
- San Gaetano Catanoso
- Sant'Elia il Giovane (o da Enna)
- Sant'Orsola da Pentidattilo
Sant'Orsola da Pentidattilo
Con la conquista normanna della Calabria, nella seconda metà dell'XI secolo, e la conseguente “latinizzazione” del Mezzogiorno, il monachesimo greco fu avviato verso un lento e inesorabile declino, culminato con la sua scomparsa definitiva nella seconda metà del XV secolo durante il periodo spagnolo.
L’opera di latinizzazione fu lenta e progressiva: dapprima si agì sulle curie e le sedi vescovili, sostituendo la gerarchia, poi furono forzate le mura dei monasteri impedendo i contatti con Costantinopoli. Da qui la fine!
Santa Orsola da Pentidattilo visse proprio nel bel mezzo di questa epoca (tra il XII e il XIII secolo), presso gli anfratti rocciosi della gigantesca mano di pietra.
Sull’esempio di S. Elia da Enna, che in quei territori aveva fondato un cenobio rupestre, scelse quei luoghi scoscesi e solitari per abbandonarsi completamente alla contemplazione e alla penitenza nutrendosi di erbe e frutti selvatici, praticando il digiuno e l’orazione, costantemente protesa alle realtà ultraterrene.
Il nome è tipicamente occidentale (germanico) e conferma l’origine familiare normanna; la scelta religiosa invece testimonia il persistere dell’elemento religioso greco ancora preponderante ed influente sull’Aspromonte, come altrove nel meridione, anche in epoca post-normanna.
Notizie del suo culto ci provengono da storici illustri quali: Gabriele Barrio (1510-1573); Giannangelo Spagnolio (1573-1645); Domenico Martire (1634-1704?); Tommaso Aceti (1687-1749); Paolo Gualtiero e Padre Giovanni Fiore (1622-1683) al secolo Francesco, il quale ricorda una
“icona delineata al suo naturale e con l’iscrizione sotto a quella: Vera effige B. Ursulae de Pentidactile”
(Padre Francesco Russo “Storia dell’Arcidiocesi di Reggio Calabria”, vol I pag. 315).
La tradizione ci riporta anche notizie sul culto del suo corpo e delle sue reliquie, ma di queste ad oggi non possediamo documenti storici suficienti.
È venerata il 13 giugno, giorno della sua morte.
“Costringendoti ad una soprannaturale ed eroica ascesi,
con digiuni ed orazioni,
giungesti a signoreggiare le passioni;
adorna della stola dell’ imperturbabilità
fosti graziosa sposa del Salvatore”
(Ode VI del Canone mattutino, comune di una Santa asceta).
Bibliografia
Domenico Martire
La Calabria sacra e profana
Francesco Russo
Storia dell’ Arcidiocesi di Reggio Calabria
vol I
Nicola Ferrante
Santi Italogreci in Calabria
(1981)
Ercole Lacava
Melito Porto Salvo ieri ed oggi
II ed (2005)
P. Alessio Jeromonaco
I santi italo-greci dell’Italia Meridionale
Ed Nicola Calabria 2005
