Santuario Diocesano
Maria S.S. di Porto Salvo
Di la Turchia si partiu, intra na navi fu portata!
E sbarcò in fidi pia sutta a Melitu la bella Maria!
Sei nella sezione dedicata alla storia del Santuario di Porto Salvo
La storia del Santuario
È indubbio che la storia di Melito Porto Salvo sia legata a doppio filo con la storia del suo Santuario e dell'effige della Madonna S.S. che è ospitata al suo interno.
- Il periodo magno-greco
- L'età romana
- Dai Bizantini ai Normanni
- Angioini ed Aragonesi
- La fondazione del Santuario
- Dai documenti delle visite pastorali...
- La storia del quadro
È disponibile l'effige della Madonna S.S. di Porto Salvo (616 KB): Scaricala ora!
Racconti e leggende
Molte leggende narrano della devozione alla Madonna di Porto Salvo e delle origini del quadro.
I racconti... ¤ Le leggende...
Bibliografia
Tutti i riferimenti bibliografici utilizzati per il presente studio storiografico.
Dai documenti delle visite pastorali...
Altre notizie sul Santuario le abbiamo dai documenti delle visite pastorali effettuate dagli arcivescovi che nel corso dei secoli si sono succeduti. Le più significative ai fini di una seria ricostruzione storica, ci vengono riportati da Cesare Minicuci e da don Ercole Lacava.
Nel 1750 scrive il Minicuci: “al dì 28 aprile visitava la chiesa di P. S. l’ Arcivescovo Damiano Polou, il quale trovava ogni cosa in regola” inoltre da questa visita sappiamo che all’unico altare esistente al tempo della fondazione ne furono aggiunti altri due: uno a sinistra, sotto il titolo di Santa Maria della Pietà, fondato da D. Nicola Caracciolo (dal 1895 della Madonna delle anime del Purgatorio), e l’altro a destra, dedicato a S. Andrea di Avellino, fondato da famiglie illustri di Melito (dal 1895 dedicato ai S.S. martiri Cosma e Damiano).
Nel 1772 Mons. Capobianco, in visita pastorale nella zona di Melito, visitò la chiesa e addirittura soggiornò presso alcuni locali adiacenti.
Nel 1783, durante il terremoto, secondo una lettera dell’Arciprete di Pentadattilo, Rev.do Santo Familiari,la chiesa di Porto Salvo aveva subito gravi danni e nel corso dello stesso anno grazie alle “elemosine” ebbero inizio i lavori di restauro.
Nel 1816 il Marchese D. Alessandro Maria Clemente, dovendo soddisfare un legato di venti ducati per la celebrazione di quattro messe la settimana ma non avendo trovato a Melito nessun cappellano disponibile, si rivolge alla curia di Reggio ed ottiene la celebrazione di due messe anzicchè quattro dal sac. don Giorgio Costantino.
Nel 1820, Mons. Tommasini, in visita pastorale, destinò per il villaggio di Porto Salvo, un cappellano, nella persona di don Lorenzo Mandalari, per l’amministrazione sacramentale ed economica della chiesa, considerata la distanza che la separava da Pentadattilo.
Nel 1838 il popolo richiese la celebrazione della Messa festiva, ma l’Arcivescovo, Mons. Ciampa, la negò motivando che la chiesa, a quel tempo, era adibita soprattutto a “camposanto” e “le poche anime che volevano assistere alla Messa, potevano portarsi a Melito nella Dittereale”(ASRC, Intendenza, Amm.ne Comunale, [inv.3] b.97 fasc. 4263).
A testimonianza del fatto che all’interno del Santuario vi fossero numerosi sepolcri, il Minicuci scrive: “A piè del grande altare, riposano le spoglie di Domenico Caracciolo Marchese di Bourges e Principe d’ Atella, morto il 2 novembre 1726;(...) in altro luogo riposa Marcello Ascanio de Cordova che come leggesi nella lapide sepolcrale, apparteneva alla rinomata famiglia dei magnati di Spagna, morto il 4 gennaio 1801 (...); sulla destra sotto l’altare dei S.S. Cosma e Damiano riposa Elie Antoniette Malerbe, sposa di Vittore Cussac, ingegnere delle ferrovie Calabro-Sicule, morta a Pilati il 4 novembre 1865; (...) vicino la porta d’ingresso a sinistra vi è un altro sepolcro dove è sepolta Checchina Caracciolo, sposa di Alessandro Troppa, morta il 27 novembre 1866”.
Nel periodo tra il 1870 ed il 1880 subentra nell’amministrazione del Santuario il Rev.do Pasquale Vadalà Arciprete dell’ Immacolata, sotto la cui direzione si eseguirono diversi e massicci lavori di restauro, grazie al contributo generoso dei fedeli. Il Santuario ebbe così una decente Sacrestia, arredi ricchi e paramenti sacri decorosi.
Nel 1903, il Santuario ebbe per la prima volta un suo regolamento, redatto ed approvato dal Card. Gennaro Portanova, che lo assoggettava direttamente alla persona dell’ Arcivescovo, attraverso il Vicario generale e la commissione composta dall’ Arciprete, dal Dittero e dal Parroco di Saline Joniche. Tra i Ditterei di questa commissione vi fu anche S. Gaetano Catanoso, durante i suoi 17 anni di ministero pastorale a Pentadattilo. Nel 1904 il Santuario fu sottratto alla dipendenza della Dittereale di Pentadattilo e, con amministrazione autonoma, aggregato alla nuova parrocchia di Annà di Melito eretta proprio in quell’anno.
Nel 1907 su progetto dell’ Ing. Puntorieri, che disegnò il nuovo prospetto del Santuario, si prolungò l’intera navata e nel giro di un anno grazie al contributo dei fedeli i lavori furono ultimati. Il terremoto del 1908, però, distrusse quasi interamente il fabbricato ed ancora il popolo sempre più grato alla protezione della Vergine SS raccolse i fondi per la ricostruzione, questa volta eseguita ad opera di Padre Angelici dei Carmelitani, che essendo ingegnere, eseguì il progetto.
Il campanile, anche questo completamente raso al suolo dal terremoto, non venne subito riedificato. Bisognerà aspettare il 1954 per ridare allo storico Santuario il suo campanile, progettato dall Ing. Domenico Mangiola, che offrì gratuitamente la sua opera.
Il 22 febbraio 1923 il Santuario ottiene l’altare privilegiato, in virtù del quale le Messe celebrate per i defunti venivano arricchite di particolari indulgenze.
Il 30 dicembre del 1929 l’Arciprete Francesco Malavenda chiese all’Arcivescovo, che il Santuario fosse svincolato dalla Parrocchia di Annà, nel cui territorio per errore era stato inserito, e fosse sottoposto alla giurisdizione dell’Arcipretale di Melito.
Il 25 aprile del 1930, nel 250° anniversario della fondazione Mons. Pujia, con decreto arcivescovile, eresse poi la Chiesa Santuario a Santuario Diocesano. Ancora oggi sul lato sinistro nella parete lato monte del santuario si può leggere la lapide marmorea, apposta in quella felice ricorrenze che recita: “26 Aprile1930. A ricordo del 250° anniversario di fondazione del Santuario della Vergine di Porto Salvo, questo marmo il popolo di Melito pose”.
Negli ultimi anni il Santuario è stato più volte restaurato per l’impegno dei diversi rettori che si sono succeduti tra cui ricordiamo: don Giuseppe Calarco di venerata memoria, don Ercole Lacava , don Sebastiano Plutino, don Benvenuto Malara ed, infine, don Cosimo Latella.
